Chiara Costanzo aveva 16 anni.

Studiava al Liceo Scientifico Moreschi di Milano. Praticava la ginnastica acrobatica a livello agonistico. Parlava inglese come una madrelingua. Sciava in modo impeccabile. Eccelleva in tutto ciò che faceva in maniera mai ostentata, aveva una disciplina naturale ed era estremamente curiosa di fare tante esperienze.

Solarità, simpatia e lealtà erano parte integrante di lei. Viveva i conflitti della sua età in modo consapevole e autoironico.

La sua scomparsa, nella notte di Capodanno 2026, è una ferita profonda. La sua famiglia ha scelto di trasformare questo dolore in un motore di speranza.

Grazie alla Fondazione istituita in suo nome, Chiara oggi può lasciare un’eredità concreta ai suoi coetanei, passando il testimone nelle mani di chi possiede i suoi stessi sogni.

Un’eredità che guarda al futuro

Chiara aveva tanti desideri.
Voleva studiare, competere, conoscere, viaggiare, scoprire fino a dove poteva arrivare. Erano sogni suoi, con una forma, una direzione, un futuro. Non ha potuto realizzarli.
Esistono altri ragazzi che hanno i suoi stessi sogni con la stessa forma, la stessa direzione, la stessa passione. Ragazzi che potrebbero arrivare esattamente dove Chiara voleva arrivare, e che hanno tutto ciò che serve per farcela.
Tranne una cosa. La possibilità economica di provarci.
La Fondazione esiste per loro.
Perché quando una vita si interrompe, il testimone non cade. Qualcuno lo raccoglie.
Non solo per ricordare Chiara, ma per dare ai suoi sogni la possibilità di esprimersi attraverso le mani, le gambe, di giovani che corrono anche per lei.
Ogni traguardo che raggiungono è doppio.
È il loro. Ed è anche il suo.

Un’eredità che guarda al futuro

Chiara aveva tanti desideri.
Voleva studiare, competere, conoscere, viaggiare, scoprire fino a dove poteva arrivare. Erano sogni suoi, con una forma, una direzione, un futuro. Non ha potuto realizzarli.
Esistono altri ragazzi che hanno i suoi stessi sogni con la stessa forma, la stessa direzione, la stessa passione. Ragazzi che potrebbero arrivare esattamente dove Chiara voleva arrivare, e che hanno tutto ciò che serve per farcela.
Tranne una cosa. La possibilità economica di provarci.
La Fondazione esiste per loro.
Perché quando una vita si interrompe, il testimone non cade. Qualcuno lo raccoglie.
Non solo per ricordare Chiara, ma per dare ai suoi sogni la possibilità di esprimersi attraverso le mani, le gambe, di giovani che corrono anche per lei.
Ogni traguardo che raggiungono è doppio.
È il loro. Ed è anche il suo.